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è l'Italia la prima della classe

Incredibile ma vero: l’economia italiana sta vivendo una fase di rapida espansione. Secondo l’Istat il Pil segnerà quest’anno un più 3,9 % rispetto al 2021. Il dato è reso ancor più positivo dal fatto che non si tratta di un “rimbalzo tecnico”. Se consideriamo il più 6,7 % registrato l’anno scorso, il prodotto interno lordo del nostro paese supera i livelli pre-pandemia.


Il dato ha sorpreso un po’ tutti. L’FMI (Fondo Monetario Internazionale) aveva preparato la maglia nera per la nostra economia. Sulla loro lavagna avevano attribuito alla Cina un 4,4 %, agli Stati Uniti il 3,7% e all’Eurozona il 2,8 %. Ultima l’Italia con un misero 2,3%. I dati macroeconomici che periodicamente aggiornano la situazione mondiale hanno permesso all’FMI di rivedere le previsioni migliorandole per l’Italia e peggiorandole per gli altri paesi.


Albo signanda lapillo dies avrebbero commentato i nostri trisnonni latini. Frase che letteralmente significa "giorno da contrassegnare con un sassolino bianco", ovvero da ricordare a causa di un lieto, memorabile evento. Ma a parte la lecita soddisfazione di essere – una volta ogni tanto – i primi della classe, qual è la ragione della crescita? Chi e che cosa spingono in alto il PIL del nostro meraviglioso quanto problematico paese?


Una spiegazione la offre la ricerca condotta da Nomisma per identificare le migliori imprese manifatturiere italiane. Il metodo utilizzato da Nomisma consiste nel selezionare le imprese che nell’arco di cinque anni hanno saputo mantenere un elevato livello di performance in modo continuativo. I principali parametri di valutazione sono:


· crescita dei ricavi

· crescita dei margini operativi

· valore aggiunto per dipendente


Nomisma ha preso in esame più di 73 mila imprese. Solo 5.198 hanno soddisfatto i severi “paletti” posti dall’indagine. I dati di queste aziende sono entusiasmanti: nel quinquennio 2016-2021 l’occupazione è cresciuta mediamente del 27%, i ricavi del 74%, il margine operativo lordo del 156%.


Purtroppo Nomisma non comunica i nomi delle 5.198 imprese che “hanno fatto l’impresa”.Tuttavia i soliti bene informati sussurrano che tra loro ci siano brand come… pasta Rummo, Piaggio, caffè Borbonese, Dompé e la meravigliosa inimitabile Ferrari. Il denominatore che accomuna queste PMI (perché di medie imprese si tratta) è un mix virtuoso di investimenti mirati all’innovazione produttiva e perseguimento ossessivo della qualità. Gli analisti per una volta sono concordi: se la competizione si gioca sul terreno della qualità - ovvero dei prodotti “ben pensati e ancor meglio fatti” - le imprese italiane non hanno nulla da temere.


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