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i miti non invecchiano mai



Alzi la mano chi non conosce il “Canto di Natale” di Charles Dickens. La novella, trasformata dal genio di Walt Disney in uno stupendo cartone animato, è un esempio magistrale di quella che potremmo chiamare “brandizzazione narrativa”. Mentre i prodotti invecchiano e vengono sostituiti da nuove release più adeguate e performanti, se adeguatamente alimentati i brand hanno il dono della vita eterna. Come un modello d’auto, una marca di champagne o un’attrazione turistica, così anche una narrazione può legittimamente aspirare all’eternità. Basti pensare alle leggende che appartengono all’infanzia dell’umanità divenute pretesto narrativo nelle serie Marvel degli eroi norreni, o ai film che si rifanno alla tradizione omerica.


Gli uomini, nessuno escluso, hanno bisogno di storie e di esse si nutrono sin dagli albori dell’umanità. Più di uno studioso di paleoantropologia non esita a sostenere che sono state le storie a farci diventare umani, ad aiutarci a far evolvere il linguaggio e insieme ad esso le strutture mentali che corrispondono ad un prima, durante e dopo nell’articolazione del pensiero.


Uno degli esempi più fulgidi e resilienti al tempo di “brandizzazione narrativa” è la Famiglia Addams. Creata nell’ormai giurassico 1938, non solo resiste magnificamente al tempo, ma il concept narrativo diviene paradossalmente sempre più credibile col passare degli anni in virtù della crescente “mostrificazione” della società in cui viviamo. Al di là delle interpretazioni sociologiche che esulano da queste nostre noterelle sul marketing e la comunicazione, ci fa piacere segnalare l’ultima realizzazione della più affettuosa e umana “famiglia di mostri”. La firma quel genio del male che è Tim Burton creando una serie per Netflix destinata a restare nella storia del brand narrativo. La serie si intitola “Mercoledì”. E’ definita “commedia horror-fantasy” e narra le avventure di Mercoledì Addams alla scuola privata superiore Nevermore Academy dell'immaginaria cittadina di Jericho.


Poiché detestiamo lo spoiler più dei palmer bucati lontano da casa in un giorno di pioggia, vi diciamo solo che Burton non ha perso il tocco creativo al nero di seppia che l’ha reso famoso, e che gli attori sono uno più bravo dell’altro. Solo la ricostruzione della cittadina di Jericho (come Gerico della Bibbia?) ricorda l’outlet di Serravalle, ma temiamo che anche questo sia un effetto Kitsch fortemente voluto dalla regia.


Ultima (ma non ultima) considerazione: Mercoledì è un prodotto di comunicazione ben pensato, meglio scritto e ancor più ottimamente realizzato. E’ l’esempio magistrale di come la comunicazione trasforma un (buon) prodotto in un brand e un brand in un mito. Domanda delle cento ghinee: perché mai molte imprese d’eccellenza che progettano e producono prodotti che potrebbero sbaragliare il mercato, non lo comprendono? Siamo noi uomini di comunicazione ad essere a nostra volta incapaci di comunicare in modo efficace le ragioni del nostro lavoro? Mistero a cui forse neppure il redento Ebenezer Scrooge del Canto di Natale saprebbe dare risposta.

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