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lo chiamano garage anche se sembra uno show-room

Aggiornamento: 23 mag 2023

Parliamo ancora di Cupra. No, non si tratta di un post sponsorizzato. Anche se ci piacerebbe, il nuovo brand automobilistico al momento non è nostro cliente. La storia di Cupra, creatura nata da una costola di Seat – segreto di Pulcinella che è comunque vietatissimo divulgare - profuma di successo sin dalle origini. I bene informati raccontano che l’intuizione fu di Luca De Meo, il più talentuoso dei Marchionne boys, l’inventore della nuova 500, oggi a capo di Renault. Fu lui il primo a comprendere che Seat, brand dal patrimonio genetico che più truzzo non si può, non avrebbe mai potuto generare qualcosa di potentemente nuovo. Il progetto prese quindi le mosse sotto forma di spin-off, e Cupra in ordine temporale è l’ultimo pulcino covato dallo straordinario Gruppo Volkswagen.


Ma non è di pettegolezzi automotive che desideriamo parlarvi. E neppure di modelli, performance e impressioni di guida. Questo postarello è dedicato alla più negletta delle virtù di marketing, la famosa “customer experience” che - come la sora Camilla, quella che tutti la vogliono e nessuno la piglia - tutti sostengono di praticare anche se nei punti vendita non se ne vede traccia. Ebbene, Cupra sembra diversa anche in questo. Si trattava di lanciare un brand nuovo in un settore (quello dell’auto) persino più affollato della metro al Duomo nell’ora di punta. Si trattava di creare notorietà, interesse e memorabilità in tempi rapidissimi.


Che hanno fatto i sagaci cupraroli? Aperto un bel salone a ridosso degli svincoli delle tangenziali, dove ormai stazionano i venditori di auto? Sbagliato. Proprio perché sagaci (colui “che dimostra o denota intelligenza pronta e perspicace, acume e avvedutezza”) hanno tirato fuori i danè come si dice a Milano e inaugurato uno show-room in Corso Como, all’angolo piazza 25 Aprile, in una zona divenuta trionfo dell’apericena e dello struscio semi-chic.


Che esperienza potranno esperire (scusate il bisticcio) le persone che entrano nello spazio Cupra? Innanzitutto il racconto di un mondo, declinato da una serie di oggetti simbolici che neanche Duchamp, quello dell’orinatoio ribattezzato “Fontana” divenuto opera d’arte, avrebbe potuto immaginare. C’è la pista delle macchinine e i chiodi in pelle dedicati, c’è il vastissimo bancone-bar e – incredibile! – ci sono persino un paio di vetture in bella mostra. Insomma, l’impressione è che Cupra abbia imparato parecchio dal mondo della moda e del design: prima di venderti un prodotto devo venderti una storia. Teoria che noi nel nostro piccolissimo sosteniamo da anni.



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