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quelli che dicono di non vederlo...

Quelli che dicono di non vederlo. Ma il giorno dopo ne parlano su faccia-libro. Quelli che lo vedono. Ma quello dell’anno prima era – ogni volta - di gran lunga migliore. Quelli che dura troppo a lungo, ma prima di andare a letto aspettano Fiorello. Quelli che le canzoni sono troppe. Che i vestiti sono brutti. Che i cantanti sono ancora peggio dei vestiti. E quelli che “cara lei, quando c’era lui” nel senso di Baudo. Insomma da martedì 6 febbraio a sabato 10 e ben oltre non si parlerà d’altro che del Festival per Antonomasia, quello dei fiori e della Canzone Italiana con la C e la I maiuscole. Che non si tratti di un concorso canoro ma della più letale macchina pubblicitaria, ormai l’hanno compreso tutti: ovvero l’evento che riempirà per settimane e forse per mesi le pagine della sempre più esausta stampa italiana. Solo la zia Peppina, quella che ancora fa i tortelli a mano e sospira per Nilla Pizzi, ci crede ancora. E noi che le vogliamo un bene dell’anima, non abbiamo cuore di rovinarle la festa. Dunque, viva Sanremo e viva la Pubblicità. Insieme all’ottimismo sono il “profumo della vita”. Con l’avvertenza di non scordare la preghiera del grande Séguéla: “non dite a mia madre che faccio il pubblicitario. Le mi crede pianista in un bordello”.

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