senti il rombo del motore



Una bella notizia? In Italia stiamo costruendo tre impianti industriali in grado di creare tremila posti di lavoro. Un’altra ancor più bella? I tre nuovi siti industriali riguardano la produzione di semiconduttori, una delle attività più avanzate e strategiche che esistono al mondo. E infine la notizia strabella: uno degli impianti sorge ad Agrate Brianza (si stanno già installando i macchinari), quello di Catania inizierà la produzione nel 2023. Il terzo se lo contendono Torino e Verona. Queste installazioni industriali contribuiranno a mutare in modo radicale il paesaggio mondiale dei chip.


Un disastro annunciato

Forse non tutti sanno che all’inizio degli anni Novanta i paesi produttori di chip erano gli Stati Uniti, il Giappone e l’Europa. Quest’ultima deteneva la stratosferica quota del 44%. Ma, come sappiamo, siamo bravissimi a farci del male da soli. Oggi questa produzione iper-strategica da cui dipende praticamente qualsiasi strumento e processo tecnologicamente avanzati per l’80% è concentrata in Asia. Se poi si analizzano i settori in cui la miniaturizzazione conta di più, c’è da farsi venire i brividi di paura: chi governa i micro-chip comanda il mondo. Quando grazie al Covid e all’aggressività cinese nei confronti di Taiwan, ci si è accorti del disastro a cui si andava incontro si è finalmente corso ai ripari.


Il mondo libero alla riscossa

Gli Stati Uniti hanno messo sul piatto 52,7 miliardi di dollari. Samsung costruirà in Texas una nuova grande fabbrica, e Tsmc - Taiwan Semiconductor Manufacturing Company – investirà in Arizona. E la buona vecchia Europa? Per nostra fortuna la Commissione Europea ha messo da parte la (spesso miope) ostilità agli aiuti di Stato istituendo il “Chips Act” forte di una dote di 13 miliardi di euro per promuovere la creazione di produzioni le più innovative possibile. Gli esperti di politica economica sostengono che piani di investimento di questa portata non si vedevano da dieci anni. Insomma, una vera e propria inversione di tendenza.


Anche Abarth fischierà come Dyson?

La sola cosa triste di tutta questa vicenda, lo diciamo da innamorati dolenti, riguarda il futuro dell’auto. Un’auto elettrica ha bisogno del doppio dei semiconduttori necessari a una vettura tradizionale. La guida autonoma addirittura li quadruplica. Certo, l’inquinamento nelle città non è più sostenibile: il costo in vite umane è inaccettabile. Ben venga l’elettrico e ogni aiuto a chi guida “col cappello in testa” e rallenta il traffico. Tuttavia, per chi come noi ama l’auto come l’amava Enzo Ferrari, è una vera tristezza pensare agli adolescenti che tra qualche anno non avranno più modo di praticare l’arte del controsterzo sull’auto di papà. (Per non parlare del suono da aspirapolvere Dyson che emetteranno le auto nel prossimo futuro…)


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