umanesimo digitale



La scorsa settimana in merito alle minacce della nostra era tecnologica abbiamo riportato il punto di vista di Brunello Cucinelli: “Abbiamo vissuto un trentennio di tecnologia, abbiamo provato a governare l'essere umano solo con la scienza. E non è possibile, ci vogliono scienza e anima. E questo non vale solo per le imprese, ma per tutti noi" ha dichiarato l’imprenditore famoso nel mondo per la bellezza esclusiva dei suoi prodotti.



E’ nostra convinzione sia necessario contrapporsi all’ideologia che descrive l’essere umano come un computer molto complesso; e che in un futuro prossimo saranno gli “algoritmi” a governare le nostre scelte. Certo, abbiamo bisogno di più tecnologia perché solo lo sviluppo tecnologico (cioè la conoscenza scientifica applicata) può risolvere i guasti creati dai modi di produrre e consumare arretrati. Fuor di metafora: i disastri dell’inquinamento si risolvono con soluzioni tecnologicamente avanzate non tornando ad un impossibile Arcadia popolata da allegri pastorelli e candide pecorelle. Quindi con “più tecnologia” non con meno. Tuttavia, dobbiamo nel contempo salvaguardare la centralità dell’essere umano rispetto alle macchine. Noi (e non solo noi ovviamente) chiamiamo umanesimo digitale questa concezione del lavoro e dello sviluppo delle forze produttive che riserva all’uomo e a tutto ciò che è eminentemente umano un posto di assoluto privilegio.



Procedere in modo impetuoso nella digitalizzazione delle imprese e delle istituzioni è divenuto ormai indispensabile, pena la retrocessione del nostro sistema produttivo; nello stesso tempo solo mettendo l’uomo al centro resteremo umani e continueremo la battaglia che ci vede eccellere nel mondo grazie a produzioni che sposano la qualità all’originalità, la funzionalità all’estetica. E’ davvero il caso di affermare che l’uomo digitale affonda le sue radici nell’uomo del Rinascimento, un’altra delle “invenzioni” made in Italy che hanno avuto un certo successo.


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