un minestrone non ci salverà



Che sia stata un’estate particolarmente calda ce ne siamo accorti tutti. Poco alla volta un po’ tutti si stanno convincendo che il “climate change” non è una menata da ambientalista sciroccato ma una realtà con cui fare i conti. Secondo gli scienziati per contenere l’aumento delle temperature globali attorno a 1,5 gradi le emissioni di gas serra dovrebbero scendere del 43% entro il 2030. Purtroppo la realtà è un’altra: secondo gli esperti dell’Onu le emissioni invece di decrescere viaggiano allegramente verso un aumento del 10,6%. In buona sostanza questo è il tema centrale della conferenza Cop27 che si tiene in Egitto in questi giorni.


Domanda delle cento pistole, la moneta preferita dai Tre moschettieri che poi come sappiamo erano quattro: qual è la hit parade degli inquinatori? Il "CO2 emissions of all world countries, 2022 Report", documento prodotto dalla Commissione europea, elenca le emissioni di anidride carbonica emesse per paese nel 2021.


Come c’era da aspettarsi Cina, Stati Uniti, Ue, India, Russia e Giappone sono le aree economiche che emettono più CO2 nel mondo. I dati significati di queste aree sono i seguenti:

· emissioni CO2: 67,8% (del totale emissioni)

· popolazione mondiale: 49,2%

· Pil prodotto: 62,4%


La cosa grave è che in tutte le sei aree nel 2021 le emissioni sono aumentate rispetto all’anno precedente in cui sono state contenute a causa della pandemia.


Il rapporto cita per prima la Cina. Non per ragioni di cortesia: è il paese che ne produce di più, il 33% del totale. Purtroppo, come comunicato da Pechino, il Celeste Impero non ha nessuna intenzione di ridurle e ha intenzione di aumentare le emissioni ancora per diversi anni. Contrariamente agli altri paesi industrializzati, Usa su tutti, che anno dopo anno stanno riducendo la quota a loro imputabile.


A questo punto la domanda inevitabile è: cosa possiamo fare? Il paese più inquinante, oltre ad essere il più popoloso, è anche il più riottoso (eufemismo) ad uniformare le proprie scelte agli interessi del resto del mondo. Che possono fare le nostre PMI, spina dorsale del sistema industriale italiano? Protestare spruzzando un bel minestrone di verdure autoctone su un’opera d’arte a caso del ricco patrimonio culturale italiano?



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