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una pèsca non è affatto una pésca

Benvenuti nel paese più bello del mondo. Il solo che può vantare il più grande patrimonio artistico, il più vasto consesso di Commissari Tecnici della Nazionale di Calcio, il più grande numero di manager di Formula Uno. Grazie alla campagna pèsca di Esselunga, a questa straordinaria cerchia di fini conoscitori si è aggiunta una nuova categoria: quelli che Spielberg, Tarantino e pure Steve Jobs “gli spicciano casa”, come si dice dalle parti di Roma. Esperti (espertissimi!) di cinema, sceneggiatura, marketing e pubblicità. Impegnati come un sol uomo a sdottorare commenti non solo non richiesti ma anche, come sempre, del tutto inutili. Se è lecito dichiarare che una pubblicità piace piuttosto del contrario, “entrare nel merito” come si suol dire senza conoscere lo status della marca e i suoi obiettivi di comunicazione è come parlare di calcio, donne e motori al Bar Sport di Golasecca di Sopra. Beninteso, con tutto il rispetto per i validi golasecchesi. Diciamolo ancora una volta: nonostante quello che molti continuano a pensare, il marketing non è una pésca (con l’accento acuto) di beneficienza, il noto passatempo benefico dove la sola cosa che conta è il lato B.

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